Doppio filtro alla Class action

novembre 12, 2013

Il Tribunale di Milano respinge l’azione dei pendolari contro Trenord per i disservizi del 2012 sul presupposto che devono essere uniformi sia i diritti vantati sia i danni subiti.

E ciò non si è realizzato nel caso concreto.

Ne consegue dunque che se manca omogeneità dei diritti per la cui violazione è chiesto il risarcimento, la class action è inammissibile.

Omogeneo, sottolinea l’ordinanza del Tribunale di Milano, è solo la causa che ha provocato i disagi lamentati degli abbonati, del tutto estranea rispetto al rapporto tra Trenord srl e gli utenti rispetto ai quali vengono in rilievo esclusivamente le conseguenze di tali errata scelta e, dunque, l’inadempimento alle obbligazioni assunte con il contratto di trasporto. Le conseguenze sono state peroà diverse e non confrontabili: in alcuni casi i ritardi sono stati assai contenuti (15 o 20 minuti) in altri sono stati assai più consistenti (tra i 60 e gli 80 minuti), in altri ancora si sono cumulate diverse ore con la cancellazione di convogli con dirottamento su altri.

Certo, a tutti gli utenti è stata inflitta l’erogazione di un servizio inaccettabile sul piano del sovraffollamento delle carrozze ma, avverte l’ordinanza, è evidente che anche questo disagio si configura in maniera diversa a seconda della durata dei percorsi. Anche i danni lamentati hanno caratteristiche assai diverse. 

Così non possono essere equiparati i pregiudizi subiti da chi è arrivato in ritardo di mezz’ora sul posto di lavoro rispetto a quelli che sono rimasti i n attesa per ore sulle banchine delle stazioni, ma neppure sono confrontabili i disagi di chi ha comunque usufruito di un inefficiente servizio ferroviario rispetto a quelli di chi, scoraggiato, ha rinuniciato al treno e preso la macchina per andare al lavoro. Per il Tribunale, infatti,  anche i danni devono averci i caratteri di base comuni in mancanza dei quali verrebbe meno la possibilità di trattare congiuntamente la fase di merito con riferimento a una pluralità di crediti. Le modifiche del 2012, ricorda l’ordinanza, prevedono che la liquidazione del danno sia attuata con la fase decisoria dell’azione di classe sul necessario presupposto che siano aggregati sin dall’inizio del processo pretese individuali suscettibili di essere valutate unitamente, senza la necessità di una particolare istruttoria relativa alle posizioni degli attori.

E dunque: ” i danni lamentati debbano presentare caratteri di base comuni (pur non richiedendosi l’indentità del petitum) in mancanza dei quali verrebbe meno la possibilità di trattare congiuntamente la fase di merito con riferimento ad una pluralità (potenzialmente indefinita per effetto delle eventuali adesioni ex art. 140 bis, comma 9, lettera a) di crediti (…) La class action può dunque essere esperita solo per fare, valere crediti di natura seriale ed isomoformi diversamente non potendo conseguire quelle finalità di economia processuale e di uniformità decisoria che le sono unanimamente riconosciute”. (Tribunale di Milano, Decima sezione civile, ordinanza del 8 novembre 2013)

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