La tutela ex art. 844 c.c. può essere esperita quando è diretta a inibire i rumori molesti dei bambini di una scuola pubblica

gennaio 14, 2014

La vicenda in esame trae origine dal danno sofferto da un privato, abitante di una villetta di proprietà, causato dai rumori eccedenti i limiti della normale tollerabilità provenienti dal confinante complesso scolastico costituito da una scuola elementare e da una d’infanzia. In particolare, le due aree (della villetta e delle scuole) erano separate da una rete e da una siepe e che le grida dei bambini provenivano sopratutto dalla particolare zona della vasta area di pertinenza della scuola, la direzione didattica aveva fatto collocare due scivoli ed altri giochi.

Introdotti i fatti, due sono gli ordini di problemi da risolvere: l’azione esperibile a tutela del soggetto leso dai rumori molesti provenienti dalle strutture scolastiche che, nella specie sono rappresentante in giudizio dal Comune e dal Ministero dell’Istruzione, e l’autorità giudiziaria competente a decidere la controversia.

Andiamo per gradi.

Per una corretta introduzione del giudizio, in prima analisi, occorre individuare la giurisdizione competente a valutare la causa promossa contro un’amministrazione pubblica. Si tratta, dunque, di stabilire se la competenza spetta al giudice ordinario o amministrativo, e la soluzione viene offerta nei termini che segue. L’inosservanza  da parte della pubblica amministrazione di regole tecniche, ovvero di canoni di diligenza e prudenza, può essere denunciata innanzi al giudice ordinario sia quando si richieda la condanna della p.a. ad un facere sia quando si agisca per il risarcimento del danno, giacché la domanda non investe scelte e atti autoritativi dall’amministrazione bensì un’attività materiale, soggetta al rispetto del principio generale del neminem laedere: com’è appunto il caso in esame. Trova dunque ingresso nella vicenda in esame il costante orientamento giurisprudenziale che rende applicabile il principio secondo il quale “l’inosservanza da parte della pubblica amministrazione nella gestione dei beni che ad essa appartengono, delle regole tecniche, dei canoni di diligenza e prudenza, può essere denunciata dal privato dinanzi al giudice ordinario non solo ove la domanda sia volta a conseguire la condanna della p.a. al risarcimento del danno patrimoniale, ma anche ove miri alla condanna della stessa ad un facere (o ad un non facere), giacché la domanda non investe scelte ed atti autoritativi dell’amministrazione ma attività soggetta al rispetto del principio del neamin laedere” (da ultimo 4848/2013) Individuato il giudice ordinario quale autorità giurisdizionale competente a decidere la controversia, non resta che valutare l’azione più opportuna per tutelare il danno da rumore intollerabile che si traduce in un danno alla salute  (costituente un diritto non suscettibile di affievolimento: cfr., ex multis, Cass., sez. un., n. 4908/2006 e, in altro campo, n. 2867/2009) garantita ex art.32 Cost.

Si tratta, dunque, di una richiesta diretta a inibire le immissioni eccedenti il limite della normale tollerabilità provenienti dalle scuole pubbliche, che trova soluzione nell’azione ex art. 844 c.c. per far si che l’ordine inibitorio limiti l’occupazione per scopi ludici dello spazio di pertinenza delle scuole nelle prime ore del mattino e oltre il tempo ritenuto compatibile con il diritto del vicino.

Quanto precede è perfettamente aderente all’orientamento espresso dalla Cassazione con la pronuncia nr 20571/13

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