La cartella esattoriale per la sanzione del codice della strada si prescrive in cinque anni.

marzo 4, 2014

Secondo una tesi sostenuta dal concessionario per la riscossione il termine delle cartelle va equiparato a un decreto ingiuntivo. Seguendo questo ragionamento, la cartella sarebbe equiparabile a una sentenza passata in giudicata, per cui l’articolo 2953 del codice civile prevede la prescrizione di dieci anni.

Tale tesi non è condivisibile perchè la cartella esattoriale non può essere trattata come una sentenza, che ha scadenza decennale.  La cartella, infatti, non è idonea a passare in giudicato. Così ha deciso il Giudice di Pace di Torino con la sentenza n. 11937 depositata il 30 dicembre 2011. Il Giudice ha ritenuto che il titolo esecutivo, nel caso di violazione del codice della strada, è rappresentato dal verbale di accertamento e non dalla cartella esattoriale.

La cartella, infatti, ha il ruolo di una intimazione di pagamento e ha lo scopo di mettere in mora il debitore, oltre che di interrompere la prescrizione. Con la cartella incomincia a decorrere un nuovo termine di prescrizione. Tuttavia il termine di prescrizione è quello quinquiennale previsto dall’art. 28 L. 689/1981. La cartella vale, quindi, come un mero atto di precetto, volto alla messa in mora del debitore e l’interruzione del termine prescrizionale. Tra l’altro, la cartella ha natura di atto amministrativo e non produce effetti di ordine processuale, ma solo l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito.

In altri termini, la cartella non produce effetti processuali e non può quindi essere ricondotta all’art. 2953 c.c. in base al quale la prescrizione della sentenza è decennale a prescindere di quale sia il termine di prescrizione del diritto oggetto del giudizio.

Alla luce delle pregresse considerazioni, il diritto di riscossione dell’amministrazione comunale per i crediti derivanti da violazione al codice della strada si prescrive nel termine di cinque anni previsto dall’art. 209 del Codice della Strada e dall’art. 28 della legge n. 689/1981.

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