Buon Primo Maggio

maggio 1, 2014

Il primo maggio celebra la festa del lavoro.

 

L’art. 1 della Costituzione ci ricorda che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Fondamento della Repubblica è, dunque, il riconoscimento del valore del lavoro, inteso come strumento primario ed essenziale della personalità umana e come mezzo per il progresso materiale e spirituale dell’intera società. Tale aspirazione, purtroppo, rappresenta una chimera in una Repubblica che esasperando il principio di <<libera iniziativa economica>>, cancellando la presenza dello Stato nei principali settori economici del Paese, allargando i cordoni dei controlli fiscali, favorendo l’ascesa di una casta spinta alla conquista dei centri nevralgici del potere economico e politico sta gradatamente vanificando la portata rivoluzionaria di tale principio. Nonostante l’art 35 ci ricorda che la Repubblica dovrebbe tutelare il lavoro. Questo articolo mira a proteggere i lavoratori subordinati intesi come categoria debole del sistema basato sull’economia di mercato nella quale il legislatore è chiamato a intervenire per ristabilire la situazione di equilibrio che i rapporti di forza capitale-lavoro tendono a spostare verso il primo a sfavore del secondo al fine di non far scadere l’aspirazione all’eguaglianza sostanziale sancito dalla Carta Costituzionale. Negli ultimi anni – sotto la spinta delle regole dell’Unione Europea – tale obiettivo è stato perseguito con minor efficacia a causa della creazione di un mercato del lavoro meno garantistico per venire incontro alle esigenze di flessibilizzazione del lavoro espresso dalle imprese, sempre più coinvolte nella competizione globale: ciò spiega l’introduzione di nuove figure di lavoro part-time, interinale, a tempo determinato che non assicurano, tuttavia, la stabilità dell’occupazione. 

Questa situazione, che oggi è portato alla precarietà del lavoro, si scontra con i principi che la stessa Unione ha posto come principi fondamenti a tutela del lavoro trasfusi nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europe. L’art. 31, infatti, afferma genericamente il diritto del lavoratore a condizioni di lavoro eque e giuste; l’art. 29, invece, la tutela del diritto di accesso a servizi di collocamento gratuiti e, infine, l’art. 30 sancisce la tutela del prestatore in caso di licenziamento ingiustificato.

L’impegno per la tutela del lavoro e dei lavoratori è un vero e proprio obbligo sociale.

Le recenti riforme – da ultima la c.d. Job act – sembrano virare verso un ulteriore indebolimento del lavoro, dimenticando che il Costituente si è mostrato consapevole che la sottoposizione del prestatore di lavoro al potere direttivo del datore di lavoro richiede una speciale disciplina protettiva  a favore del primo, che investe tutte le fasi del rapporto di lavoro, dalla sua costituzione alla sua cessazione. La normativa in tale delicata materia ha assunto carattere inderogabile (a favore del prestatore) e non consente deroghe alla disciplina del rapporto di lavoro subordinato neanche con il consenso dello stesso lavoratore: non sono infatti valide le eventuali rinunzie e transazioni (se risultano più gravose per il prestatore) aventi ad oggetto diritti derivanti da disposizioni inderogabili di legge o dalla contrattazione collettiva (ad esempio non è valido un contratto firmato dal prestatore, anche se accettato ed eseguito, con il quale egli si impegna a lavorare durante il riposo settimanale o accetta di percepire uno stipendio al di sotto dei minimi salariali stabiliti dai contratti collettivi).

La tutela è un principio che deve essere garantito a tutti i lavoratori senza distinzione alcuna, corollario del più generale divieto di discriminazione in base al sesso, sancito dall’art. 3.  La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. In attuazione del dettato costituzionale. molte leggi tutelano la parità di trattamento per quanto riguarda la parità di trattamento per quanto riguarda l’accesso e le opportunità di lavoro nonché la parità di retribuzione (già espressamente prevista nell’art. 37), la parità di progressione nella carriera etc.

I diversi provvedimenti legislativi emanati nel corso degli anni sono confluiti nel Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, emanato con il D.lgs 11 aprile 2006 n. 198.

In particolare il nuovo art. 27 del Codice delle pari opportunità, nella modifica del D.lgs 5/2010, vieta <<qualsiasi discriminazione per quanto riguarda l’accesso al lavoro, in forma subordinata, autonoma o in qualsiasi altra forma compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione, nonché la promozione, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale>>.

A livello sovranazionale la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, all’art. 23, nella versione del 2007, entrata in vigore con il Trattato di Lisbona (1° dicembre 2009), stabilisce che la parità tra donne e uomini venga assicurata in tutti i campi, compresi i settori dell’occupazione, del lavoro e della retribuzione; in questo senso, sono ammissibili nei singoli stati membri provvedimenti volti a mantenere o adottare misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato. Inoltre, l’art. 33 della Carta prevede che, al fine di poter conciliare vita familiare e vita professionale, ogni persona ha il diritto di essere tutelato contro il licenziamento per un motivo legato alla maternità e altresì il diritto a un congedo di maternità retribuito a un congedo parentale dopo la nascita o l’adozione di un figlio.

Buona Festa del Lavoro.

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